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Il grande “spostamento tettonico” dell’oro da ovest verso est | 2016-02-17

Il grande “spostamento tettonico” dell’oro da ovest verso est

Con questa curiosa espressione, mutuata direttamente dalla geologia, Frank Holmes prende in esame nel portale “GoldEagle” (leggi qui l’analisi completa) il massiccio drenaggio di metallo prezioso dalle economie occidentali - fino a qualche decennio fa detentrici della maggioranza delle riserve auree statali e private del pianeta - verso il lontano oriente, in particolare verso quella Cina che, per lungo tempo considerata soggetto di una crescita esplosiva e potenzialmente infinita, sta invece affrontando cambiamenti radicali e, talvolta, non privi di difficoltà.

L’analista americano, CEO e capo del settore investimenti di US Global Investors, tenta di inquadrare il fenomeno attraverso dieci indicatori ad iniziare da “nono”, come l’anno della scimmia appena iniziato nel ciclo del calendario tradizionale cinese. Siamo sotto un segno che è “curioso, fiducioso e capace di risolvere problemi” ma che rivela anche tratti di “resistenza e resilienza”. Zodiaco a parte, ben più concrete e interessanti appaiono le altre cifre messe sotto la lente di ingrandimento da Holmes, ad iniziare dai 2,9 miliardi di persone che si sono spostate che tra il 21 gennaio e il 3 marzo si stima verranno effettuati verso la Cina o all’interno del paese per il capodanno e le festività correlate. Nel 2014, 120 milioni di cinesi hanno varcato i confini nazionali, in ingresso o in uscita, spendendo all’estero ben 194 miliardi di dollari.

Venendo al metallo prezioso, la Svizzera appare come il soggetto intermedio attraverso il quale sono transitati, nel 2015, ingenti quantitativi d’oro provenienti dagli Stati Uniti e destinati al gigante asiatico: dalla Confederazione, la Cina ha importato 180 tonnellate di fisico nel solo mese di dicembre, con un incremento dell’86% su dicembre 2014.

Un altro fattore che ha favorito e favorisce l’accumulazione di oro in Cina è l’espansione della “middle class”; per la prima volta nella storia, infatti, secondo uno studio del Credit Suisse la borghesia cinese ha superato per dimensione assoluta quella statunitense - 109 milioni di persone contro 92 - rafforzando la richiesta di beni di lusso e di strumenti di investimento diversificato (tra cui lingotti, monete, altre forme di oro fisico).

L’approfondimento di Holmes prosegue con l’analisi di altri fattori, solo apparentemente non collegati in modo diretto alla richiesta di metallo prezioso da parte del mercato cinese, ma in realtà ingranaggi di un complesso ed enorme meccanismo economico e sociale che ha rivoluzionato il mercato globale dell’oro, riallocando enormi quantità di questo asset strategico in Estremo Oriente.



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