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Riserve auree governative e oro monetario: quale verità? | 2016-06-21

Riserve auree governative e oro monetario: quale verità?

Un ampio approfondimento firmato da Ronan Manly nel blog “BullionStar” e pubblicato il 13 giugno scorso (leggi qui l’articolo completo) tenta di fare il punto sulla reale entità delle riserve auree statali possedute dai più importanti paesi del mondo.

L’autore, in particolare, si pone un interrogativo essenziale, dal momento che spesso si suppone che le riserve si metallo prezioso possedute da governi e banche centrali siano formate esclusivamente da lingotti d’oro puro, ovvero da depositi di metallo fisico certificati e contenenti altri metalli leganti in percentuale minima, secondo le normative stabilite dal Fondo Monetario Internazionale.

Lo stesso FMI ammette che possano essere conteggiate come parte delle riserve auree anche le quantità di metallo prezioso detenute da governi e istituti bancari nazionali sotto forma di “oro monetario” inteso a 995 millesimi di purezza o superiore. E’ un dato di fatto, tuttavia, che l’oro coniato sotto forma di monete destinate alla circolazione, magari nel XIX secolo o nei primi decenni del Novecento - ad esempio sotto forma di sterline, marenghi, napoleoni o simili - non rientra entro questi parametri essendo, in linea generale, di una purezza minore (il marengo a 900 millesimi, come il napoleone, la sterlina a 917 millesimi).

Secondo le ricerche effettuate da Ronan Manly, tre dei cinque paesi più ricchi al mondo in termini di riserve auree ufficiali - tra i quali l’Italia - possiedono una quantità non indifferente di metallo prezioso sotto forma di monete; quantitativi per i quali, in relazione alla purezza reale degli esemplari, potrebbero essere necessari (ed opportuni) nuovi conteggi e verifiche.

La Banque de France, ad esempio, su un totale di 2.435,4 tonnellate d’oro custodite “in proprio” dichiara la presenza di ben 100 tonnellate di metallo prezioso sotto forma di monete, delle quali il 45% di coniazione francese (in maggioranza napoleoni da 20 franchi) e il resto straniere.

La Banca d’Italia, invece, custodisce a Roma 2.451,8 tonnellate complessive delle proprie riserve auree, mentre il resto è stoccato a New York presso i caveau della Federal Reserve. Ebbene, nelle “Sacrestie” di Palazzo Koch, in Via Nazionale, si trovano secondo Manly circa 4,1 tonnellate di oro sotto forma di monete, per un totale di quasi 872 mila pezzi, in maggioranza sotto forma di marenghi da 20 lire.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, infine, il Department of Treasure dichiara di possedere oro monetato per appena 73.829,5 once di fino (2,3 tonnellate circa) più alcuni quantitativi minori in carico alla U.S. Mint (la zecca federale) e ad alcuni musei statali, sotto forma di esemplari numismatici esposti al pubblico e concessi “in prestito” dal governo, ma - in ogni caso - residuali in termini di quantità e di incidenza rispetto alle riserve nazionali complessive.



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