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“Grandi manovre” di Putin e della Russia sull’oro | 2017-02-08

“Grandi manovre” di Putin e della Russia sull’oro

 “Dove sono custodite le vaste riserve auree russe?” titola, in un approfondimento di Alexander Bratersky, il portale “Russia between the lines” (leggi qui il testo completo).

Con 1.614,27 tonnellate di metallo prezioso, infatti, la Federazione Russa risulta al momento il quinto paese al mondo per consistenza delle riserve e la loro allocazione e custodia rappresentano, dunque, un problema cruciale.

“Dal momento che la Russia non dispone di un ‘Fort Knox’, - riporta l’articolo - quasi i due terzi dell’oro nazionale sono stoccati nei depositi della Banca Centrale di Mosca. Il resto è custodito a San Pietroburgo e Ekaterinburg. L'oro è sotto forma di lingotti che pesano da 100 grammi a 14 chilogrammi. Ovviamente, l’ubicazione del deposito di Mosca è tenuta riservata, ma corre voce che sia collocato sulla Pravda Street, nel centro della capitale. Ironia della sorte, questa strada è sede di uffici di vari mass media russi che non immaginano neppure quali segreti potrebbero essere nascosti proprio sotto il loro naso. Nel 2011, l'allora primo ministro Vladimir Putin ispezionò uno di questi centri di stoccaggio di 17.000 metri quadrati, ma i dettagli della visita non vennero mai resi noti. Putin è considerato il principale promotore dell’accrescimento delle riserve d'oro, perché sostiene da sempre che le riserve in oro e valuta estera possano essere una garanzia di indipendenza finanziaria per l’intera Russia”.

Un concetto non nuovo per la Russia, quello di riporre grande fiducia nel metallo prezioso: si pensi che, fino al 1914, le riserve d'oro dell'Impero Russo erano le più consistenti del mondo, per circa 1.400 tonnellate metriche. Una quantità tale di metallo prezioso da permettere all’allora Ministro delle Finanze Sergei Witte di effettuare importanti riforme monetarie determinando nel paese, nel 1897, l'introduzione di un effettivo Gold Standard, poi spazzato via dalla Rivoluzione d’Ottobre e dal periodo sovietico.

L’interesse di Valdimir Putin e le “grandi manovre” che lo statista russo sta coordinando nel mondo dell’oro, tuttavia, non finiscono qui. Yulina Fedorinova, su “Bloomberg Markets” del 27 gennaio scorso (leggi qui), approfondisce un altro interessante scenario, quello che ha visto Sergej Chemezov, amico fin dagli anni ’80 e storico alleato del presidente, aggiudicarsi i diritti - da parte dello Stato - sullo sfruttamento di uno dei siti estrattivi più importanti del paese, quello di Shukoi Log che si trova nella regione di Irtkusk.

Saranno 157 i milioni di dollari che Rostec, la società di Chemezov, verserà al governo; una cifra ritenuta non congrua, perché troppo bassa, da molti analisti rispetto al potenziale estrattivo del sito siberiano. Da Shukoi Log, a regime, dovrebbero venir estratte dalle 80 alle 90 tonnellate annue d’oro, oltre a 20-25 tonnellate di argento; queste le stime del Ministero dell’Economia di Mosca.

Ciò che non convince gli analisti internazionali è, inoltre, la poca trasparenza che vi sarebbe stata nell’assegnazione dei diritti e la pressoché nulla visibilità del bando di gara per la concessione che invece, se opportunamente “reclamizzato”, avrebbe visto coinvolte nell’asta altre compagnie minerarie facendo salire di molto il prezzo finale, a vantaggio della collettività.

Per saperne di più leggi qui l’articolo completo.



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