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Oro e miniere in Tanzania: quando la verità è nascosta | 2017-06-07

 Oro e miniere in Tanzania: quando la verità è nascosta

Quanto oro le major minerarie internazionali stiano effettivamente portando fuori dal paese africano, e se il governo di Dodoma stia ottenendo in cambio un equo compenso, sono gli interrogativi che da mesi stanno tenendo in apprensione la Tanzania.

Una commissione governativa d’inchiesta nominata dal presidente John Magufuli ha recentemente diffuso risultati che molti analisti internazionali hanno definito sconvolgenti.

La Tanzania, in sostanza, sarebbe stata sistematicamente frodata per anni dalle compagnie estrattive che, grazie ad accordi segreti firmati con i precedenti governi, avrebbero esportato dal paese molto più oro (e rame, assieme ad altri minerali) di quanto previsto riconoscendo alle autorità solo un minimo beneficio.

Per quasi un decennio, l'estrazione mineraria e aurifera in particolare è stato uno dei settori chiave che ha influenzato la politica e le elezioni, in particolare nella zona del Lago Vittoria che rappresenta quasi il 50% del bacino elettorale e che ospita, nelle zone attorno alle sue coste, le cinque miniere d’oro della Tanzania.

Di recente, il presidente Magufuli si è detto fermamente intenzionato a far valere i diritti del paese richiedendo il pagamento di tutte le quote dovute dalle compagnie che operano in Tanzania; un paese che, secondo l’esperto di mineralogia e geologia Abdul Kadir Mruma, potrebbe essere tra i principali produttori di oro del mondo.

Sotto accusa, tra gli altri, il colosso Acacia Mining che esporta circa 4000 container all’anno di minerale aurifero dal paese via mare. Valutando a campione in 28,1 chili d’oro fino circa la produttività del minerale, se ne ricava che ammonterebbero a ben 112 le tonnellate d'oro estratte annualmente dalle due miniere d'oro, Buzwagi e Bulyanhulu situate a Kahama Town, nella cintura d'oro del Lago Vittoria, in concessione alla compagnia.

In termini geologici, questo equivale a 1,5 milioni once d'oro valutabile 1,89 miliardi di dollari l'anno, secondo un prezzo medio attuale di mercato di 1.260 dollari per oncia. A causa della natura geologica delle rocce di Bulyanhulu e Buzwagi, il 50% dell'oro viene recuperato presso il sito minerario, mentre il resto è estratto da leghe naturali di rame e oro in impianti all'estero perché non esiste una raffineria capace di far ciò in tutta l'Africa.

Sulla base dei risultati della commissione, si ipotizza che i siti di Buzwagi e Bulyanhulu potrebbero produrre ben 223 tonnellate di oro all'anno, il quantitativo più alto in Africa e abbastanza per mettere la Tanzania tra i primi produttori mondiali d'oro. Si pensi che lo scorso anno la Cina è stata leader nella produzione di metallo prezioso con circa 450 tonnellate, seguita dall'Australia con una capacità di 270 tonnellate. In Africa l'unico paese classificato nella top ten, in nona posizione, è risultato il Sudafrica, con una capacità produttiva di circa 140 tonnellate.

Ovviamente, l'amministratore delegato di Acacia, Brad Gordon, ha contestato i dati della commissione sostenendo che i container spediti via mare dal porto di Dar es Salaam contengono appena una media di 26.000 once d'oro in totale ogni anno, con una media di tre chili (100 once circa) di oro, altrettanti argento e tre tonnellate circa di rame.

Chi avrà ragione? L’inchiesta è destinata a proseguire. Per saperne di più si può leggere il report completo pubblicato dal portale “AllAfrica” a questo indirizzo.



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