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Storica visita del segretario al tesoro usa a Fort Knox | 2017-09-06

Storica visita del segretario al tesoro usa a Fort Knox

Area militare a 40 chilometri da Louisville, nel Kentucky, Fort Knox è divenuta leggendaria per la presenza, all’interno del suo perimetro, dello United States Bullion Depository, la sede delle riserve valutarie ed auree degli Stati Uniti e di moltissimi altri paesi del mondo. Circondato da un’aura di segretezza e da imponenti misure di protezione, Fort Knox ha tuttavia generato nel tempo numerosi dubbi su cosa sia effettivamente stoccato nei suoi caveau.

Nel corso del tempo, tre soli segretari al Tesoro hanno visitato il sito; lo scorso agosto è toccato a Steve Mnuchin che si è lasciato sfuggire una frase quanto meno sibillina: “I assume Fort Knox Gold is still there”. “To assume”, tuttavia, non ha in inglese il solo significato di “ritenere” ma anche quelli, ben più inquietanti nel contesto, di “presumere” o “presupporre”.

Del resto, come riporta puntualmente Mark O’Byrne in un articolo pubblicato in “GoldEagle” il 22 agosto scorso (leggi qui il testo originale), “L'impianto fortificato è protetto da 30.000 soldati, mezzi corazzati, elicotteri d'attacco, postazioni missilistiche e artiglieria. Nonostante ciò, resta ancora più di un dubbio sul fatto che tutto l’oro che dovrebbe esserci ci sia ancora”.

Per decenni sono state condotte campagne sia da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense che il governo per testimoniare l’esistenza e la consistenza dell'oro di Fort Knox. Tuttavia, i lingotti di metallo prezioso oro non sono più stati sistematicamente "contati" dal lontano 1953. Da allora non ci sono stati controlli sistematici e ufficiali o revisioni complessive e, di alcuni anni, manca ogni documentazione delle periodiche ispezioni a campione. L'impianto (presumibilmente) conserva 147 milioni di once d'oro per un valore che sfiora i 200 miliardi di dollari. Un importo all’apparenza enorme, ma piccolo rispetto al valore presumibilmente detenuto presso i caveau federali di Liberty Street, a New York (anche questi, ancora tutti da controllare).

“Al momento - scrive O’Byrne - un tweet da un segretario del Tesoro degli Stati Uniti è tutto quello che abbiamo come assicurazione sull'esistenza dell'oro”. Alcune teorie cospirazioniste sostengono che parte dei lingotti di metallo prezioso sia stata sostituita con altri di piombo rivestito d’oro. Tuttavia, non appare probabile che l’oro di Fort Knox sia stato “alterato” in questo modo, mentre vi sarebbero prove più concrete del fatto che sia stato affittato molte volte. Come ha scoperto il GATA (Gold Anti-Trust Action Committee) tra il 2008 e il 2009, la Federal Reserve ha iniziato a mantenere il massimo riserbo in merito ai suoi accordi di scambio oro con banche straniere.

Vale la pena ricordare che l'oro detenuto dal governo statunitense non è solo di proprietà dell'America, ma anche di numerosi stati esteri tra cui la Germania e l’Italia. Delle 2.452,00 tonnellate metriche di metallo prezioso di proprietà italiana, infatti, ben 1.061,50 (il 43,29% del totale) si trova negli Stati Uniti.

Il fatto che l’oro della Banca d’Italia non si trovi Fort Knox ma nei caveau di New York non è sufficiente a dissipare, in ogni caso, la nebbia che da decenni avvolge una delle strutture più sensibili e importanti per la stabilità economico-finanziaria dell’intero pianeta. Una nebbia tale da portare di recente uno degli stessi membri dell’Unione, il Texas, ad aprire un deposito aureo statale “rimpatriando” da Fort Knox metallo prezioso per circa un miliardo di dollari.



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