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Gold EPF, altro “oro di carta” a conferma della manipolazione | 2017-12-27

Gold EPF, altro “oro di carta” a conferma della manipolazione

Appare molto interessante un approfondimento pubblicato a firma di Stweart Doughetry il 18 dicembre scorso (leggi qui la versione completa) in merito a nuovi strumenti finanziari “collaterali” al metallo prezioso e che stanno facendo breccia sul mercato americano.

Scrive Doughetry: “Negli ultimi mesi è aumentata l'emissione di contratti Gold exchange for Physical (EFP). Gli EFP convertono un contratto d'oro Comex (il comex è una branca del NYMEX, la Borsa di New York, NdR) fisicamente consegnabile in un contratto LBMA o LME presumibilmente consegnabile in un secondo momento a Londra e/o Hong Kong. Come incentivo per i contraenti di Comex ad accettare EFP, viene pagato un bonus in contanti. […] La maggior parte degli osservatori del mercato dell'oro crede che gli EFP siano un espediente Comex progettato per prevenire, o almeno prevenire un fallimento formale delle consegne effettive che il Comex dovrebbe garantire. Riteniamo che la storia completa degli EFP sia tuttavia più complessa e inquietante e che comporti collusione, cospirazione e frode”.

Partendo dai veleni e dalle ombre che hanno caratterizzato sia la campagna presidenziale USA del 2016 che la prima fase della presidenza Trump, e affrontando quindi fenomeni come quello delle cripto valute, l’analista autore del report sostiene, senza mezzi termini, che “Nel 2011 l'oro era in procinto di schizzare verso l’alto, proprio come il Bitcoin di recente, e questo ha rappresentato un'emergenza per l'élite finanziaria dominante. Da allora, i manipolatori hanno abbattuto il prezzo da 1.900 dollari l’oncia ai circa 1.250 attuali con una implacabile campagna di ‘depressione’ che è giunta al suo settimo anno. In questo periodo, l'élite finanziaria dominante ha incamerato un profitto senza precedenti di un trilione di dollari dalla manipolazione del mercato dell'oro”.

Il controllo del prezzo dell'oro è tuttavia un processo tecnico estremamente complesso. Alcune persone si chiedono perché, se i manipolatori hanno potuto schiacciare il prezzo da 1.900 a 1.250 dollari per oncia, non hanno continuato a spingerlo verso il basso per trarne ancora di più profitto? Perché non l'hanno portato a, diciamo, 1.000 o 750 dollari l’oncia?

La risposta è che non esiste offerta di metallo prezioso, sul pianeta, per gestire l'aumento della domanda che i prezzi più bassi creerebbero, in particolare da parte di acquirenti sovrani come la Russia e la Cina. Questi soggetti, infatti, stanziano importi elevati da investire su base regolare. Nel settembre 2017, ad esempio, la Russia ha acquistato 1,1 milioni di once (34,2 tonnellate di oro). Il prezzo medio dell'oro in quel mese era di 1.315 dollari/oncia. Ciò significa che la Russia ha speso circa 1,47 miliardi di dollari in oro solo in quel mese. Se l'oro fosse stato spinto a, ad esempio, 1.000 dollari/oncia, la Russia sarebbe stata in grado di acquistare 1,45 milioni di once d'oro circa per la stessa quantità di denaro, ossia quasi 350 mila once di metallo prezioso in più. Senza contare cosa avrebbe potuto fare la Cina, un enorme accumulatore d'oro molto meno trasparente riguardo alle dimensioni e ai tempi dei suoi acquisti sovrani e dotato di un bacino di richiesta privata di dimensioni enormi.

Il report prosegue con dettagli sulla gestione dei contratti Gold EFP, sul loro regime fiscale negli USA e su come, grazie ad essi, gestendo in modo non trasparente “oro di carta” il Comex, nell’ambito di un gioco di auto protezione del sistema finanziario, stia sfruttando per l’ennesima volta il metallo prezioso come “specchietto per le allodole” quando invece è, da millenni, un valore reale e tangibile.

“I manipolatori del prezzo dell'oro sono tenuti a limitare il prezzo - prosegue Dougethry - non solo al rialzo, ma anche al ribasso. Se il prezzo dovesse scendere al di sotto del prezzo di equilibrio domanda/offerta, ciò causerebbe problemi nell'erogazione del metallo fisico e tutti vorrebbero comprare oro dato che questo si rivelerebbe un bene ‘in via di estinzione’, sempre meno fisicamente disponibile. E’ del resto  nella natura umana che quando alle persone viene detto che non possono avere qualcosa che desiderano, il loro desiderio per quella cosa cresce in modo esponenziale”.

Quando il prezzo dell'oro si muove troppo verso il basso, i manipolatori devono ricomprare “oro di carta” per sostenere e stabilizzare il prezzo. I manipolatori sono quindi nella condizione di dover oscillare tra gli andamenti di breve e lungo termine, come richiesto dalle circostanze, per mantenere il prezzo nell'intervallo consentito.

“La manipolazione del prezzo dell'oro - conclude l’autore - è strategicamente progettata ai massimi livelli dell'élite finanziaria del ‘Deep State’ ed è gestita per l'élite dalla Bank for International Settlements (BRI). Le istruzioni della BRI vengono quindi comunicate alle banche centrali occidentali, che a loro volta informano le banche che commerciano in lingotti e/o li detengono delle specifiche fasce di prezzo in cui devono conservare l'oro. Questi obiettivi di prezzo variano in base alle condizioni finanziarie ed economiche e agli obiettivi di profitti (furti) derivanti dalla manipolazione del mercato”.



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