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“Senza metallo prezioso non c’è nazione”: lettera aperta a Donald Trump | 2018-03-20

“Senza metallo prezioso non c’è nazione”: lettera aperta a Donald Trump

Dall’alto dei suoi oltre trentacinque anni di carriera, dei suoi titoli accademici - tra i quali una laurea alla Harvard Business School - e della riconosciuta validità del suo metodo denominato  Inferential Analyticsm, Stuart Doughetry scrive una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump partendo dalla sua convinzione fondamentale che “se non abbiamo più oro, non abbiamo più un paese” (leggi su “GoldEagle” il testo completo a questo indirizzo).

Doughetry cita in apertura niente meno che Mao Tse-tung il quale, proclamando la fondazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, disse fra l’altro: “Il debito è fatale per noi. Il nostro obiettivo è far indebitare il nemico. [...] Il comunismo non è amore. Il comunismo è un martello che usiamo per schiacciare il nemico".

Ebbene, vi sono prove sostanziali in continuo aumento - secondo l’autore della lettera aperta - che c'è qualcosa ben poco chiaro nella quantità di oro posseduta dal governo degli Stati Uniti, o più precisamente dal popolo americano e che se si scopre che gli Stati Uniti, in realtà, non possiedono l'oro che rivendicano di avere da decenni la ricaduta monetaria, fiscale, economica e umanitaria non avrà precedenti nella sua distruttività, a livello planetario.

Scrive Doughetry: “La più grande azienda del mondo, di gran lunga, è il governo degli Stati Uniti. Nessun'altra azienda ha qualcosa di simile ai suoi $ 3,4 trilioni di entrate annuali e $ 4,4 trilioni di spese annuali. E nessun'altra azienda ha mai sofferto più perdite annuali superiori a 1 trilione di dollari, né avrebbe potuto, in quanto tali perdite l'avrebbero annientata finanziariamente. Essere in grado di stampare denaro a volontà e senza limiti ha fatto perdere al governo USA il senso della realtà e delle possibili conseguenze”.

Il presunto tesoro d'oro degli Stati Uniti è stato sottoposto a revisione contabile l’ultima volta, in modo organico, nel lontano 1953, ossia sessantacinque anni fa. Il debito della nazione in quel momento era di 266 miliardi di dollari, l'inflazione sotto controllo. Oggi il debito federale è a quasi 21 trilioni, 79 volte maggiore. Nel 1953, gli USA possedevano 20.000 tonnellate d'oro, una cifra che precipitò a 8.133 tonnellate nel 1974.

Dal 1974 fino ad oggi, la riserva aurea federale è apparentemente rimasta invariata a 8.133 tonnellate nonostante il fatto che la situazione fiscale del paese si sia disintegrata, senza contare 21 trilioni di dollari che si stanno rapidamente avvicinando e i 180 trilioni di dollari in passività contingenti federali non finanziate; ulteriori trilioni di dollari pesano in termini di pensioni pubbliche non finanziate.

“Eppure - prosegue Doughetry - ci viene chiesto di credere che, nonostante il fatto che 11.867 tonnellate di oro siano state vendute e spedite tra il 1953 e il 1974, anni economicamente forti per gli Stati Uniti, non un'oncia è stata venduta nel periodo di 44 anni dal 1974 ad oggi. Non è stata utilizzata nemmeno un'oncia, ad esempio, per garantire gli investimenti multimiliardari in dollari di Stati Uniti, Giappone e altri titoli del Tesoro statunitensi; nemmeno un'oncia è stata usata per regolare in modo frazionato il massiccio, persistente deficit commerciale della nazione che è oggi è a circa 800 miliardi l'anno; non un'oncia è stata usata per influenzare i politici stranieri che perseguono coerentemente e curiosamente un'agenda dettata dagli americani in contrasto con i propri interessi nazionali; e che non è stata richiesta un'oncia per facilitare il più grande piano di salvataggio nazionale della storia, sulla scia della grande crisi finanziaria”.

E pensare che, chiosa l’autore, che “Mr. Trump potrebbe aumentare il prezzo dell'oro di almeno 1.000 dollari l'oncia in 10 secondi semplicemente annunciando che ‘il governo crede nell'oro’, e che, allo stesso modo della Russia, della Cina, della Turchia e di molte altre nazioni, intende acquistarlo regolarmente. E potrebbe aumentare il prezzo ancora di più se annunciasse contemporaneamente che il governo USA non tollererà più l'illegale manipolazione del prezzo del metallo prezioso da parte dei profittatori e truffatori di Wall Street che hanno corrotto e criminalizzato il mercato negli ultimi quarant’anni”.



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