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GRANDI MANOVRE DI MOSCA SUL FRONTE DELL’ORO | 2018-06-26

GRANDI MANOVRE DI MOSCA SUL FRONTE DELL’ORO

Mentre gli USA, in testa il presidente Donald Trump, si scambiano bordate ad alzo zero con Europa e Cina a colpi di dazi sulle importazioni la Russia, da anni sanzionata a livello internazionale per l’annessione della Crimea prosegue nel rafforzamento delle proprie riserve auree.

Bloomberg, Reuters e varie altre agenzie internazionali, negli ultimi giorni, hanno riferito che la Russia si è disimpegnata in modo sostanziale dai buoni del tesoro statunitensi nel mese di aprile (dimezzandone la quantità in portafoglio fino a 48,7 miliardi di dollari) e che in maggio Mosca ha acquistato altre 600.000 once di metallo prezioso (pari a circa 18,66 tonnellate di fino) che si vanno a sommare alle sue riserve d'oro, già considerevoli e in continua crescita da oltre un decennio.

Non è tuttavia solo la Russia che sta mettendo in atto una politica di diversificazione delle proprie riserve rivolgendosi verso l’oro negli ultimi mesi e anni: India, Turchia, Messico, Iran, Kirghizistan, Kazakistan, Bielorussia, Uzbekistan, Tagikistan, Mongolia e, naturalmente, la grande Cina hanno aumentato progressivamente i rispettivi depositi strategici di metallo prezioso.

Le politiche economiche ed estere contraddittorie e rischiose di Trump rappresentano un elemento di instabilità per il dollaro come valuta di riserva del mondo. Il deterioramento della posizione fiscale e finanziaria degli Stati Uniti sta avvenendo lentamente orami da molti anni, ma è stato accelerato dalle presidenze di Bush Jr. e Obama. Trump ha ereditato un indebitamento degli Stati Uniti di poco inferiore ai 20 trilioni di dollari (19,9 T). In soli 17 mesi di presidenza questo è aumentato di un altro 6% a 21,16 trilioni e vi sono passività non finanziate per circa 100 trilioni.

Il tutto, secondo molti analisti, sta accelerando quel processo per cui il mondo, in pochi anni, diventerà un sistema multipolare nel quale la Cina sarà uno degli attori principali relegando le altre potenze - compresi gli Stati Uniti d’America - in secondo piano.

Per meglio difendere le proprie posizioni, quindi, paesi come la Russia stanno aumentando le proprie disponibilità di metallo prezioso. “La Russia - ha dichiarato di recente il vice primo ministro e ministro delle Finanze di Mosca Anton Siluanov - ha prodotto 51,6 tonnellate di oro nei primi tre mesi del 2018, in lieve aumento rispetto alle 50,9 tonnellate dello stesso periodo del 2017. La produzione del periodo è stata per 39,78 tonnellate composta da oro estratto da miniera, rispetto alle 38,93 di un anno fa”.

Per saperne di più sugli ultimi passi della politica di Mosca riguardo al metallo prezioso si veda l’ultimo articolo di Mark O’Byrne su “GoldEagle” a questo indirizzo.



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